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DIVERTICOLOSI E DIVERTICOLITE

La diverticolosi del colon è una condizione estremamente comune nel mondo Occidentale, che affligge circa il 50% dei soggetti adulti con età superiore a 50 anni. I diverticoli sono estroflessioni acquisite dello strato mucoso attraverso la parete, che si sviluppano più comunemente nel colon sigmoideo, ma possono coinvolgere tutto il colon. I diverticoli congeniti sono estremamente rari. Si usa il termine diverticolosi per descrivere la presenza di queste estroflessioni, mentre per diverticolite si intende l’infiammazione o la presenza di complicanze delle medesime (quali il sanguinamento, la formazione di ascessi o fistole).

La causa della diverticolosi non è nota con precisione, ma è più frequente tra le persone con abitudini alimentari povere di fibre. La teoria più accettata è che la mancanza di fibra alimentare determini un minore volume delle feci, richiedendo un’elevata pressione intraluminale e un’elevata tensione della parete del colon per la propulsione. La contrazione cronica provoca quindi l’ipertrofia muscolare e lo sviluppo del processo di segmentazione in cui il colon agisce a segmenti separati, anziché funzionare come un tubo continuo. Le alte pressioni dirette contro la parete dell’intestino creano i diverticoli (fig.1). In aggiunta, una diminuzione dell’elasticità della parete intestinale, dovuta all’età, concomita a determinarne la formazione.

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Figura 1 – formazione dei diverticoli

SINTOMATOLOGIA

La malattia diverticolare non complicata non è di solito associata a sintomi. Solo il 10-25% dei pazienti svilupperà nell’arco della vita delle manifestazioni della patologia. La diverticolite, ovvero l’infiammazione di un diverticolo, si presenta principalmente con: dolore addominale nei quadranti inferiori dell’addome, febbre, nausea, vomito e il cambiamento dell’alvo intestinale. L’episodio iniziale risponde spesso alla semplice terapia medica, mediante terapia antibiotica ad ampio spettro. In circa la metà dei pazienti, però, si avranno delle recidive. I sintomi più intensi sono associati a complicazioni gravi come la perforazione intestinale, la formazione di ascessi o di fistole (interne tra due o più organi o esterne).

L’esame di scelta per la diagnosi è rappresentato dalla pancolonscopia, da eseguire in fase non acuta o a distanza di circa 40-60 giorni dall’episodio, che permette di eseguire biopsie nei casi dubbi (fig. 2).

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Figura 2 – diverticolosi individuata all’esame colonscopico

Nelle fasi acute, diventa indicata l’esecuzione di una TC addominale, che permette di quantificare l’estensione del processo infiammatorio e di individuare la presenza di eventuali complicanze, ed eventualmente di pianificare l’intervento chirurgico.

TRATTAMENTO

L’aumento della quantità di fibre alimentari, anche tramite la supplementazione di integratori, riduce la pressione nel colon e può ridurre il rischio di complicazioni dovute alla malattia diverticolare. Cicli mensili di rifaximina, eventualmente associata a mesalazina, possono migliorare il decorso clinico della patologia e ridurre l’incidenza di attacchi acuti.

L’instaurarsi di un episodio di diverticolite richiede però una gestione diversa. I casi lievi possono essere gestiti anche a domicilio con antibiotici per via orale e restrizioni dietetiche. I casi più severi richiedono l’ospedalizzazione con antibiotici per via endovenosa e nutrizione parenterale. La maggior parte degli attacchi acuti possono essere trattati in questo modo.

La chirurgia in elezione è riservata ai pazienti con episodi ricorrenti di diverticolite, a prescindere dal numero, a seconda della gravità di ogni singolo episodio, dell’intervallo di tempo intercorrente, o dal residuare di complicanze dei precedenti episodi.

La chirurgia in urgenza può diventare necessaria quando si verifichino attacchi gravi, con contaminazione peritoneale, con poca o nessuna risposta ai farmaci.

Il trattamento chirurgico per la diverticolite consiste nella rimozione della parte del colon affetta (generalmente una sigmoidectomia), eseguendo un’anastomosi tra il segmento a monte e quello a valle (fig. 3). L’intervento può essere eseguito in laparoscopia, consentendo un recupero ed una rialimentazione precoce, ed un rapido ritorno alle attività quotidiane.

In casi più gravi può essere necessario il confezionamento temporaneo di una stomia per mettere a riposo il segmento intestinale, per poi essere successivamente chiusa non appena ci sia la conferma strumentale della completa guarigione dell’organo (fig. 4).

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Figura 3 – anastomosi dopo resezione del colon

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Figura 4 – confezionamento di stomia di protezione temporanea dopo resezione (intervento di Hartmann)

IMMAGINI

C.P. Delaney, Netter’s Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier

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