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LE EMORROIDI

La sindrome emorroidaria è uno dei disturbi più comuni, ed oltre metà della popolazione accusa almeno una crisi nel corso della vita. Conosciute come vene varicose dell’ano e del retto, le emorroidi sono in realtà dei cuscinetti arterovenosi, contenenti fibre connettivali ed elementi di sostegno. Anatomicamente vengono suddivise in interne ed esterne a seconda della sede (fig. 1); le emorroidi esterne si sviluppano vicino all’ano e sono coperte dall’anoderma, un rivestimento di transizione, molto sensibile e riccamente innervato. Per questo motivo la comparsa di una crisi del plesso esterno risulta dolorosa e raramente sanguinante. Le emorroidi interne viceversa sono rivestite da mucosa e quindi il loro sintomo più frequente è il sanguinamento, piuttosto che il dolore.

Le emorroidi sono presenti fin dalla nascita, e la loro evoluzione verso la malattia emorroidaria è in gran parte dovuta a cause genetiche e fattori ereditari, con la presenza di fattori scatenanti l’insorgenza della patologia.

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Figura 1 – plessi emorroidari

Tra questi quelli più frequenti sono:

le alterazioni dell’alvo sia sotto forma di stipsi che di diarrea

la gravidanza

gli sforzi durante la defecazione

un uso eccessivo di clisteri

l’uso eccessivo di cibi speziati, di alcolici e di cioccolato

SINTOMATOLOGIA

La malattia emorroidaria è una patologia assolutamente benigna che non produce evoluzioni in senso maligno. Spesso si presentano con un sanguinamento rosso vivo alla fine della defecazione, in genere senza pus o muco (a meno di complicazioni). A seconda dell’età (soprattutto dopo i 40 anni), però, bisogna valutare a fondo il sintomo, che può nascondere la presenza di una sottostante neoplasia del colon. In questi casi diventa consigliabile eseguire una pancolonscopia a completamento diagnostico.

Inoltre possono presentarsi con dolore, o perché realizzano un prolasso emorroidario interessante o meno l’atto evacuatorio.

Il prolasso è classificato in 4 gradi di gravità:

Grado I: congestione del plesso emorroidario interno, visibile solo all’esame proctoscopico o all’esplorazione rettale;

Grado II: fuoriuscita di uno o più gavoccioli emorroidari dall’ano in seguito allo sforzo evacuatorio, riducibile spontaneamente;

Grado III: Fuoriuscita di uno o più gavoccioli, in seguito allo sforzo evacuatorio, riducibile solo manualmente;

Grado IV: prolasso emorroidario completo e stabile al di fuori del canale anale, irriducibile.

È possibile anche la comparsa acuta di una trombosi emorroidaria, causata da un ostacolo al deflusso sanguigno, caratterizzata da:

– dolore molto più intenso, d’insorgenza acuta, aggravato ad esempio da uno sforzo fisico, o una evacuazione difficoltosa;

– una durata da 4-5 giorni fino a 10-15 giorni, fin alla risoluzione spontanea;

Spesso al termine della crisi esita una plica cutanea, segno della precedente trombosi, definita marisca.

TRATTAMENTO

Nelle fasi iniziali con una sintomatologia lieve, può essere sufficiente una dieta con supplemento di fibre, l’uso di semicupi, e di integratori che proteggano la parete venosa. È sempre opportuno far valutare la situazione dal medico per un’eventuale terapia farmacologica. In caso di insuccesso o di recidiva, può essere indicato l’approccio chirurgico. Le tecniche sono divise sostanzialmente in ambulatoriali e chirurgiche in senso stretto: le prime sono meno traumatiche per il paziente, ma caratterizzate da una minore efficacia terapeutica nel tempo, mentre le seconde, che richiedono un regime di ricovero in Day Hospital, mirano ad una soluzione radicale del problema.

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Figura 2 – legatura elastica

Tra le tecniche ambulatoriali annoveriamo:

• Legatura elastica: efficace per le sole emorroidi interne. Solitamente indolore, consiste nella legatura di una parte del plesso emorroidario mediante un anello di gomma (fig. 2), ripetendo la procedura 2-3 volte, a distanza di un mese.

• Crioterapia, scleroterapia e coagulazione ad infrarossi: efficaci nelle emorroidi di 2° grado con tendenza al sanguinamento.

Gli interventi chirurgici si dividono in 3 categorie:

• interventi di asportazione (fig. 3), che prevedono la rimozione completa del tessuto emorroidario;

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Figura 3 – emorroidectomia chiusa

 dearterializzazione e legatura del plesso emorroidario: tramite una sonda Doppler viene individuata e legata l’arteria terminale del circolo emorroidario;

 sospensione del plesso emorroidario: mediante l’uso di una suturatrice meccanica, il tessuto prolassato viene riposizionato nella giusta sede (tecnica di Longo, fig. 4).

emorroidi

Figura 4 – intervento di Longo

IMMAGINI

C.P. Delaney, Netter’s Surgical Anatomy and Approaches, 2014 Elsevier

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